ALTRI PROGETTI

I

A partire dalla prima produzione Ommioddio nasce una concezione progettuale che si articolerà in forma di trilogia.

Questa la tesi attorno alla quale si ruota: la CRISI prelude ad una FINE e allo stesso tempo ad un nuovo INIZIO. Tre concetti strettamente collegati tra di loro, interdipendenti, presenti l’uno nell’altro. Se mentre stessimo affrontando una crisi sapessimo che c’è già qualcosa che sta morendo o finendo o cessando di essere quello che era prima, non potremmo ignorare che, visto che l’immobilità assoluta non esiste e ogni cosa è soggetta a mutamento, tutto si sta già riorganizzando per ricominciare. La crisi di un sistema prima funzionante conduce ad una fine. La fine è preceduta dal FALLIMENTO: è proprio questo tratto di strada, l’avvicinamento al fallimento, che vorremmo esplorare nella seconda opera della trilogia, Fail. Solitamente il fallimento viene inteso come esito negativo di un processo, catastrofe, grave insuccesso, ma in realtà c’è un aspetto molto vitale che lo accompagna: il tentare, la sperimentazione di un certo mezzo per raggiungere uno scopo. Tentando si trasforma l’automatismo del nostro agire e si aprono squarci di innovazione. La terza produzione, che andrà a comporre il trittico, avrà come tema centrale la VITA o meglio la RINASCITA. La forza vitale che continua a pulsare quando trasformare la propria identità diventa una questione di vita o di morte. E a vincere è assolutamente la vita.

II

C’è una crisi, questo è certo, è conclamato. Comincio a mettere in atto dei tentativi per scongiurare il crollo. Strategie, strategie di sopravvivenza: io, abile condottiero, come manovro le mie truppe? Eppure sopraggiunge il crollo e niente più e come prima, tutto finisce. Ma cosa succede dopo la fine? Su quali gambe mi rialzo? E soprattutto qual è la fine che io temo? Dov’era la crepa? Mentre la barca stava affondando cosa ho buttato a mare nel tentativo di alleggerirmi e non sprofondare?

Queste e altre riflessioni animano la ricerca della Compagnia mentre si avvicina al nuovo progetto teatrale Fail.

Fail racconta la crisi economica e i suoi effetti da un’ottica precisa, quella di un imprenditore in battaglia, di un essere umano, un uomo, che non vuole arrendersi all’evidenza del fallimento della sua azienda e scommette sulle sue capacità professionali e manageriali, oltre che sulle risorse della sua attività, cercando di contrastare e superare i severi limiti imposti da un contesto di recessione economica come quello degli anni 2008-2009. Lo spettacolo ci introduce al tema partendo da dati oggettivi, un caso tra i casi che si inserisce in un quadro macro e generale dalle caratteristiche definite, per poi virare sul motivo umano: il punto focale si sposta sull’uomo privato. Crisi economica e crisi esistenziale, due facce della stessa medaglia che ci accompagnano nella parabola discendente di un imprenditore-uomo. Ma Fail non parla solo di questo. Su questa vicenda intima e personale si innesta uno sviluppo metateatrale delle relazioni tra gli attori in scena, per fornire nuove possibilità esperienziali ai personaggi e moltiplicarli, rispondendo alla necessità di far irrompere nella narrazione di una testimonianza una riflessione più ampia. Il concetto di fallimento viene esplorato come attitudine e propensione dell’individuo a mettere in atto un piano programmatico di azioni, che dimostrano tutta la loro valenza auto sabotante, in un continuo intersecarsi di proiezioni sul futuro e conseguenze delle scelte passate, valutazioni errate, slanci onesti e coraggiosi in un presente controverso. Prendono vita una pluralità di visioni che inseriscono il fallimento tra le possibilità intrinseche alla realizzazione personale, al successo o all’inefficacia dell’agire, per impedire che il racconto dei fatti diventi materiale di archivio ma anche per relativizzarlo, privandolo di un valore assoluto.

III …

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